Lo Studio dell'Utah sul Metilfenidato e il Rischio di Parkinson
Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un'associazione tra l'uso cronico di metilfenidato e un aumentato rischio di sviluppare il morbo di Parkinson.
Evidenze disponibili sul metilfenidato e il Parkinson
Il metilfenidato è un farmaco psicostimolante ampiamente utilizzato nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Funziona principalmente come inibitore del reuptake delle catecolamine, aumentando i livelli di dopamina nel cervello 1.
Studi sull'uso del metilfenidato nel Parkinson
Contrariamente alla preoccupazione che l'uso cronico di metilfenidato possa aumentare il rischio di Parkinson, la ricerca attuale suggerisce che:
- Il metilfenidato è stato studiato come potenziale trattamento per alcuni sintomi del morbo di Parkinson, sfruttando la sua capacità di aumentare la stimolazione dopaminergica a livello post-sinaptico 1
- Uno studio ha valutato l'effetto del metilfenidato sui disturbi gravi dell'andatura e sui sintomi non motori nel Parkinson avanzato, suggerendo un potenziale valore terapeutico 2
Studi caso-controllo
Uno studio caso-controllo ha esaminato la possibile associazione tra sintomi simili all'ADHD nell'infanzia e lo sviluppo successivo del morbo di Parkinson:
- I pazienti con Parkinson hanno mostrato punteggi più alti nelle scale di valutazione per deficit di attenzione e iperattività rispetto ai controlli
- Tuttavia, i punteggi erano significativamente inferiori alla soglia diagnostica per l'ADHD infantile
- Non è stata trovata alcuna evidenza che i pazienti con Parkinson fossero stati esposti a psicostimolanti come il metilfenidato durante l'infanzia 3
Efficacia e sicurezza del metilfenidato
Una revisione Cochrane aggiornata del 2023 ha valutato l'efficacia e la sicurezza del metilfenidato nei bambini e adolescenti con ADHD:
- Il metilfenidato può migliorare i sintomi dell'ADHD valutati dagli insegnanti
- Non sono stati rilevati effetti sugli eventi avversi gravi
- Gli eventi avversi non gravi più comuni includono problemi del sonno e diminuzione dell'appetito 4
Uso terapeutico del metilfenidato nel Parkinson
Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco ha valutato l'effetto del metilfenidato sulla risposta alla levodopa nei pazienti con Parkinson:
- Gli effetti di 0,4 mg/kg di metilfenidato tre volte al giorno sulla risposta motoria alla levodopa erano piccoli e variabili
- Il farmaco è stato ben tollerato
- Gli effetti sono stati giudicati clinicamente insignificanti 5
Considerazioni cliniche
Il metilfenidato è stato studiato come potenziale trattamento per l'ipersonnia secondaria al Parkinson:
- L'American Academy of Sleep Medicine suggerisce l'uso di modafinil (un farmaco con meccanismo d'azione simile) per il trattamento dell'ipersonnia secondaria al morbo di Parkinson 6
- Studi hanno dimostrato un miglioramento clinicamente significativo dell'eccessiva sonnolenza diurna nei pazienti con Parkinson trattati con modafinil 6
Conclusione
Non esiste uno studio specifico condotto nello stato dell'Utah che dimostri un'associazione tra l'uso cronico di metilfenidato e un aumentato rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. Al contrario, la letteratura scientifica attuale suggerisce che il metilfenidato potrebbe avere potenziali benefici terapeutici in alcuni pazienti con Parkinson già diagnosticato, sebbene gli effetti siano stati giudicati clinicamente modesti.