L'abbassamento della febbre con antipiretici NON aumenta la durata dell'infezione nella pratica clinica
Sebbene esistano preoccupazioni teoriche che la soppressione della febbre possa interferire con i meccanismi di difesa naturali dell'organismo, le linee guida attuali e le evidenze cliniche non supportano l'uso routinario di antipiretici per ridurre la temperatura, ma questo è dovuto principalmente alla mancanza di benefici dimostrati sulla mortalità e sugli esiti clinici, non perché prolunghino le infezioni. 1, 2
Evidenze sulla durata dell'infezione
I dati sperimentali e clinici preliminari suggeriscono che la terapia antipiretica potrebbe potenzialmente aumentare la durata e/o la gravità di alcune infezioni, ma questi dati sono troppo frammentari per trarre conclusioni definitive 3
Non esistono studi randomizzati controllati di alta qualità che dimostrino in modo definitivo che gli antipiretici prolungano le infezioni negli esseri umani 3, 4
La febbre può effettivamente beneficiare i meccanismi di difesa non specifici dell'ospite contro i microrganismi invasori, ma questo non si traduce necessariamente in esiti clinici peggiori quando viene soppressa 4, 5
Raccomandazioni delle linee guida principali
Pazienti critici in terapia intensiva
La Society of Critical Care Medicine (2023) raccomanda di evitare l'uso routinario di farmaci antipiretici allo scopo specifico di ridurre la temperatura nei pazienti critici con febbre 1
Gli antipiretici non migliorano la mortalità a 28 giorni, la mortalità ospedaliera o la reversione dello shock secondo una meta-analisi di 13 RCT con 1.963 pazienti 1, 2
Gli antipiretici dovrebbero essere utilizzati solo per il sollievo sintomatico quando i pazienti o le famiglie apprezzano il comfort rispetto alla riduzione della temperatura 1, 2
Pazienti con ictus
Nelle linee guida dell'European Stroke Organisation (2015), non viene formulata alcuna raccomandazione per il trattamento dell'ipertermia come mezzo per migliorare l'esito funzionale e/o la sopravvivenza nei pazienti con ictus ischemico acuto 1
La prevenzione dell'ipertermia con antipiretici in pazienti normotermici con ictus non è raccomandata come pratica routinaria, poiché non migliora l'esito funzionale o la sopravvivenza 1
Approccio clinico razionale
Quando utilizzare gli antipiretici
Comfort del paziente: utilizzare quando il paziente manifesta disagio significativo associato alla febbre 1, 6
Non per ridurre la temperatura di routine: l'obiettivo primario dovrebbe essere il miglioramento del comfort generale, non semplicemente la riduzione della temperatura corporea 6
Quando NON utilizzare gli antipiretici
Febbre persistente in pazienti stabili: la febbre persistente da sola in un paziente altrimenti stabile raramente è un'indicazione per modificare il regime antibiotico 2
Colpo di calore: gli antipiretici (paracetamolo, FANS, salicilati) non hanno evidenza di beneficio e comportano rischio di disfunzione d'organo; i metodi di raffreddamento fisico sono il trattamento primario 7
Febbre neutropenica: richiede antibiotici empirici immediati indipendentemente dalla risposta agli antipiretici 2
Insidie comuni da evitare
Non confondere la mancanza di defervescenza con il fallimento del trattamento: il tempo mediano alla defervescenza nei pazienti critici con neoplasie ematologiche è di 5 giorni dopo l'inizio degli antibiotici appropriati 2
Non aggiungere empiricamente vancomicina per la febbre persistente da sola: gli studi non mostrano benefici nel tempo di defervescenza 2
Gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili: non riducono il rischio di convulsioni febbrili o la loro recidiva nei bambini 7, 6
Priorità cliniche
L'approccio corretto è identificare e trattare la fonte della febbre, non sopprimerla routinariamente 6, 2. Nei pazienti in terapia intensiva con febbre, eseguire immediatamente una radiografia del torace poiché la polmonite è l'infezione più comune che causa febbre 2. Le emocolture dovrebbero essere ottenute prima della somministrazione di antibiotici quando la febbre si verifica con neutrofili elevati 2.
In sintesi, mentre la questione teorica rimane aperta, nella pratica clinica reale non esistono evidenze sufficienti che gli antipiretici prolunghino significativamente le infezioni, e la decisione di utilizzarli dovrebbe basarsi sul comfort del paziente piuttosto che sulla riduzione routinaria della temperatura.