I Beta-Bloccanti nell'Ipertensione con Tachicardia
Sì, i beta-bloccanti sono indicati e rappresentano una scelta di prima linea quando l'ipertensione è associata a tachicardia (frequenza cardiaca elevata), poiché la frequenza cardiaca elevata è un fattore di rischio cardiovascolare indipendente nei pazienti ipertesi. 1
Razionale Fisiopatologico
La frequenza cardiaca elevata nei pazienti ipertesi ha effetti dannosi sul sistema cardiovascolare che giustificano l'uso dei beta-bloccanti:
- Aumento del lavoro cardiaco e della richiesta di ossigeno miocardico, che predispone all'ischemia 1
- Aumento dello stress sulla parete arteriosa con riduzione della distensibilità arteriosa 1
- Facilitazione della rottura delle placche coronariche 1
- La frequenza cardiaca elevata rappresenta un fattore di rischio indipendente per eventi cardiovascolari fatali e non fatali nella popolazione ipertesa 1
Indicazioni Specifiche per Beta-Bloccanti con Ipertensione e Tachicardia
Situazioni in cui i Beta-Bloccanti sono Trattamento di Prima Scelta
I beta-bloccanti sono particolarmente indicati quando l'ipertensione con tachicardia si presenta in questi contesti:
- Sindrome coronarica acuta con tachicardia persistente: i beta-bloccanti sono trattamento di prima scelta indipendentemente dalla presenza di ipertensione 1
- Post-infarto miocardico con tachicardia: indicazione forte per prevenire la morte cardiaca improvvisa 1
- Angina pectoris sintomatica: i beta-bloccanti riducono la richiesta di ossigeno miocardico bloccando l'aumento della frequenza cardiaca indotto dalle catecolamine 1, 2
- Fibrillazione atriale rapida non controllata: per controllo della frequenza ventricolare, idealmente <84 battiti/min 1, 3
- Aritmie ventricolari o sopraventricolari parossistiche 1
- Attacchi di tachicardia dopo impianto di pacemaker per sindrome tachy-brady 1
Ipertensione con Circolazione Ipercinetica
- Pazienti giovani o di mezza età con ipertensione lieve-moderata e circolazione ipercinetica (frequenza cardiaca elevata) rappresentano candidati ideali per i beta-bloccanti 1
- L'obiettivo è ridurre la frequenza cardiaca a <80 battiti/min secondo le linee guida ESC/ESH 1
Scelta del Beta-Bloccante Specifico
Beta-Bloccanti con Evidenza di Riduzione della Mortalità
Quando è necessario un beta-bloccante per ipertensione con indicazioni specifiche, scegliere:
- Carvedilol: riduzione della mortalità del 65% in quattro trial clinici e del 38% a 12 mesi nello studio COPERNICUS; ha proprietà alfa-bloccanti aggiuntive utili per l'ipertensione grave 4
- Metoprololo succinato: riduzione della mortalità del 34% nello studio MERIT-HF 4
- Bisoprololo: riduzione della mortalità del 32% nello studio CIBIS-II, con riduzione delle morti improvvise del 44% 4
- Nebivololo: alternativa particolarmente nei pazienti anziani ≥70 anni 4
Beta-Bloccanti da Evitare
- Non usare atenololo come terapia di prima linea per ipertensione non complicata: manca di riduzione degli eventi cardiovascolari 4
- Evitare nifedipina a rilascio rapido: ha dimostrato aumento della mortalità post-infarto 1
Meccanismo d'Azione nella Tachicardia
I beta-bloccanti riducono la frequenza cardiaca attraverso:
- Antagonismo competitivo delle catecolamine a livello dei recettori adrenergici cardiaci (beta-1), riducendo la gittata cardiaca 2
- Effetto centrale con riduzione dell'attività simpatica periferica 2
- Soppressione dell'attività reninica 2
- Rallentamento della conduzione del nodo AV 2
Benefici Aggiuntivi del Rallentamento della Frequenza
- Prolungamento dell'intervallo diastolico: permette maggior tempo per il riempimento ventricolare 3
- Aumento del tempo di pressione diastolica: migliora il flusso coronarico anterogrado e collaterale 3
- Miglioramento del riempimento ventricolare particolarmente importante nei pazienti con ipertrofia ventricolare sinistra 3
Strategia di Terapia Combinata
Quando l'ipertensione persiste nonostante il controllo della frequenza:
- Combinare beta-bloccanti con calcio-antagonisti diidropiridinici per ipertensione persistente e angina 4
- Nello scompenso cardiaco: usare beta-bloccanti insieme ad ACE-inibitori (o ARB), diuretici tiazidici e antagonisti del recettore dell'aldosterone 4
- Nella fibrillazione atriale rapida non controllata: combinazione cauta di beta-bloccante con diltiazem o verapamil può essere indicata quando il singolo agente riduce la frequenza a 110-120 battiti/min ma il paziente rimane sintomatico 1
Obiettivi Pressori
- Target PA <130/80 mmHg nei pazienti con scompenso cardiaco e ipertensione, con considerazione per abbassamento a <120/80 mmHg 4
- **Cautela nell'abbassare la PA diastolica <60 mmHg** nei pazienti con diabete o età >60 anni per rischio di ischemia miocardica 4
Controindicazioni e Precauzioni
Controindicazioni Assolute
- Blocco AV di secondo o terzo grado senza pacemaker funzionante 1, 3
- Scompenso cardiaco scompensato 1, 3
- Ipotensione marcata 1
- Instabilità emodinamica o alto rischio di shock cardiogeno 1, 3
Controindicazioni Relative (Non Più Considerate Assolute)
- BPCO e malattia delle vie aeree: i beta-bloccanti cardioselettivi non producono effetti respiratori avversi clinicamente significativi 1, 4
- Malattia arteriosa periferica: ora considerata sicura 4
Insidie Comuni da Evitare
- Non assumere che tutti i beta-bloccanti siano equivalenti: solo carvedilolo, metoprololo succinato, bisoprololo e nebivololo hanno dimostrato benefici sulla mortalità nello scompenso cardiaco 4
- Non usare beta-bloccanti endovenosi precoci in pazienti con sindrome coronarica acuta che presentano instabilità emodinamica o emodinamica borderline: lo studio COMMIT ha dimostrato aumento dello shock cardiogeno nei primi 2 giorni 1
- Iniziare beta-bloccanti orali entro le prime 24 ore una volta stabilizzato il paziente con sindrome coronarica acuta 1
- Non combinare beta-bloccanti con diuretici come prima scelta nell'ipertensione non complicata: aumenta il peso corporeo e facilita il diabete di nuova insorgenza 4